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quarta-feira, 4 de novembro de 2015

IL RELIGIOSO FRATELLO CARMELITANO[1]

P. Emanuele Boaga, O. Carm.

Nella riflessione di questi ultimi anni per il rinnovamento della vita religiosa si è venuta accentuando sempre più negli Istituti clericali l’attenzione alla vocazione carismatica del « fratello », ossia del religioso non sacerdote. Quale contributo allo studio di questo importante tema offro, nel presente convegno dedicato ad esso, le seguenti note che delineano brevemente come si sia configurata e istituzionalizzata storicamente la figura del « fratello », detto in passato « laico » e poi anche « converso », nell’Ordine Carmelitano, per poi presentarne i problemi e le esperienze dell’aggiornamento con e dopo il Concilio Vaticano II.

Alle origini

L’origine dell’Ordine risale a un gruppo di eremiti latini che si stabilirono - dopo la terza crociata (1192) - sul monte Carmelo, in Palestina, ove eressero un eremo presso l’abbandonata laura bizantina del Wadi ain es-Siah.
Nulla si conosce della condizione personale di questi eremiti: se crociati o pellegrini, se nobili o plebei. Si sa solo che avevano partecipato alle crociate per visitare la Terra Santa. Il gruppo all’inizio presentava una forte caratterizzazione secondo la linea della conversione - pellegrinaggio - eremitismo che si riscontrava nelle correnti laicali dei secoli XII e XIII e nella spiritualità del cosiddetto pellegrinaggio in Terra Santa. Erano, per usare un’espressione dell’epoca, un gruppo di laici « viventi in santa penitenza ». La loro vita si svolgeva secondo la tipica esperienza eremitica del tempo: solitudine, lettura della Bibbia, orazione, contemplazione, lavoro manuale, digiuni, veglie e opere di misericordia.
A questo gruppo laicale S. Alberto, patriarca di Gerusalemme, tra il 1206 e il 1214 diede una breve Regola, approvata in seguito da Onorio III nel 1226 e più tardi, nel 1247, da Innocenzo IV.
Questa Regola non fa distinzione tra sacerdoti e non sacerdoti: chiama tutti semplicemente « fratres » (fratelli). Alla guida della comunità la parte più numerosa e matura elegge uno del gruppo (cap. I). La preoccupazione per la vita d’insieme, nelle principali decisioni, era condivisa da tutti; anche il bene spirituale dei fratelli è materia di comune responsabilità e viene discusso insieme (cc. II, III, XI). Tutti prendono parte al lavoro manuale (c. XV). Non esistono norme speciali o privilegi per i sacerdoti.
L’unica distinzione che viene fatta nella Regola è tra coloro che sanno leggere e quelli che non lo sanno fare. Nel capitolo VIII, infatti, del testo primitivo, tra le preghiere da dirsi in privato, si stabiliva il Salterio per coloro che erano capaci di leggere e la recita di un certo numero di Pater in sostituzione per gli altri. Nel 1247, con la correzione innocenziana della Regola, si ha l’introduzione delle « ore canoniche ». Su questo testo si basano, con poco senso storico, diversi autori per provare già nel 1247 l’esistenza dei due gruppi, chierici e laici. Questa disposizione, invece, inquadrata nelle consuetudini e nelle leggi del tempo, indica due cose. Prima di tutto l’impegno del santificare le ore liturgiche è dovuto non allo stato religioso (cioè alla classe clericale o no), ma alla capacità o meno di ognuno di recitare le ore come facevano i « chierici » in genere nelle collegiate, e alle quali ufficiature si prendeva parte in mancanza della chiesa propria. Inoltre vi è sottesa un’altra cosa: una volta ottenuta la chiesa propria la disposizione indica pure il senso di attività pastorale che assumeva nel proprio tempio la celebrazione pubblica e corale delle ore canoniche.

La clericalizzazione dell’Ordine nel secolo XIII

Con la diffusione in Europa dal 1235 in poi e sotto la spinta di interventi pontifici nel 1229 e 1247, l’Ordine si inserisce nella corrente dei Mendicanti. Ben presto in questo suo nuovo contesto si manifesta e matura un processo di trasformazione istituzionale: la clericalizzazione dell’Ordine medesimo.
Tale processo si presenta in modo analogo, anche se con maggiore rapidità, di quanto avvenne per i Francescani, e subì pure le influenze della legislazione domenicana (Ordine clericale fin dall’inizio).
I fattori che hanno determinato questo fenomeno sono da individuare prima di tutto nella crescente importanza data alle comunità nei centri urbani e al relativo impegno pastorale per assicurare il buon andamento religioso e culturale dei fedeli nel cui ambiente si viveva. Così a coloro che già entravano da sacerdoti nell’Ordine, si aggiungevano in crescendo i « fratres » che richiedevano l’ordinazione sacerdotale. Altro fattore, era il ministero, comune ai Mendicanti, della predicazione dottrinale, riservata ai soli chierici fin da quando il divieto di Gregorio IX agli Umiliati (1228) entrò nel Corpus iuris canonici con valore assoluto di proibizione della predicazione laicale. Si può anche, ricordare l’aumento continuo delle nuove leve di « letterati » tra i « fratres », con spinta verso il sacerdozio e l’apertura agli studi e al mondo universitario, e di conseguenza i problemi concreti suscitati dall’analfabetizzazione di una parte dei « fratres » stessi.
Anche, se documenti del 1253 fanno supporre che ancora non esista una vera divisione giuridica in classi di religiosi, i chierici e i laici, ciò dovette avvenire ben presto.
Infatti, nelle costituzioni del 1281, le più antiche finora conosciute, il gruppo dei chierici ha già una nettissima prevalenza giuridica sul secondo, i laici. Quest’ultimi - secondo le disposizioni costituzionali - vanno in coro con i chierici per mattutino, vespri e compieta (non però per le altre ore canoniche); portando il vestito come i chierici ad eccezione dell’almuzia o abito corale; prendono parte al capitolo conventuale, settimanale con parità di diritti con i chierici; però non prendono parte al capitolo quotidiano delle colpe dopo Terza, se non in determinate occasioni; non prendono parte al capitolo provinciale e generale. Non possono i laici studiare, ne avere libri in uso proprio e nemmeno portare la tonsura come i chierici; devono però essere istruiti ed esercitati in qualche mestiere utile all’Ordine e ad essi è affidata la cucina. Quattro volte l’anno è spiegata loro la Regola in lingua volgare.
Pochi anni dopo, il capitolo generale di Treviri nel 1291, abbattendo l’ultimo segno della primitiva parità tra chierici e laici, escluse quest’ultimi dall’esercizio della voce attiva e passiva. La disposizione sancisce così la completa e definitiva clericalizzazione dell’Ordine.
Per la completezza del quadro si deve ricordare che già nella seconda metà del secolo XIII presso molti conventi appaiono forme di oblazione di uomini e donne (i familiares, i conversi e le converse, i manomessi e le manomesse, i confratres ecc.). Subito dopo il Concilio di Vienne (1311-12) i conversi (la cui oblazione corrispondeva alla professione religiosa dei tre voti) vennero a formare un terzo gruppo di religiosi, che nelle costituzioni dell’epoca sono chiamati semifratres (e in qualche codice: servifratres).
Professavano i tre voti religiosi, ma avevano un abito distino da quello dei chierici e laici, e in chiesa il loro posto era tra il coro e le cappelle. Come i laici lavoravano nel servizio della comunità, dentro e fuori le mura del convento, secondo le indicazioni del superiore. Col passare del tempo il gruppo venne assimilato ai fratelli laici; da ciò ebbe origine nell’Ordine l’uso del termine converso per indicare il fratello laico.

La legislazione sui « fratelli » dal sec. XIV al 1930

Dopo la disposizione del capitolo di Treviri e le norme date per i laici sulla « precedenza » nelle costituzioni del 1294, si sentì il bisogno di avere riorganizzata in modo più organico tutta la materia loro spettante. Ciò fu fatto con le costituzioni del 1324, dedicando ai fratelli laici e ai semifrati o conversi un intero capitolo (la « rubrica XXX »). In questo testo, ripetendo le normative precedenti, viene chiaramente, delineata la fisionomia del fratello laico: la sua caratteristica di vero religioso, la sua distinzione dai chierici, la sua esclusione dalla voce attiva e passiva, il suo lavoro compiuto con capacità e diligenza nel servizio della comunità, la sua preghiera (ormai disancorata del tutto da quella dei chierici, eccetto che la messa conventuale). Solo per i semifrati o conversi è stabilito un abito diverso per distinguerli dagli altri frati (chierici e laici, che continuano a indossare lo stesso abito).
La legislazione del 1324 viene ripetuta « ad litteram » nei testi costituzionali del secolo XIV e giunge in pratica fino al secolo XIX. Si può ricordare che nel secolo XV per il Nord Europa si ebbero delle norme particolari circa l’abito dei laici, ma ben presto furono abolite. Notevole è invece la disposizione fatta dal priore generale Nicolo Audet nel 1530 durante la visita al convento di Parigi: l’istituzione di un « director conversorum » che aveva l’incarico di curarne l’istruzione e la condotta.
Per mettersi in linea con le disposizioni postridentine, specialmente sui requisiti per l’ammissione dei conversi e sulla necessità del noviziato appositamente designato per loro, le costituzioni del 1625 rielaborarono il testo riguardante i laici. Viene così fatto l’aggiornamento richiesto, ma permangono i contenuti della legislazione precedente circa la fisionomia del laico.
Un ulteriore aggiornamento ai decreti che la Santa Sede continuava a rinnovare sull’età minima per la professione dei conversi e sulla loro istruzione catechistica da farsi ogni domenica, veniva compiuto nel capitolo generale del 1680 e poi con norme particolari durante il secolo XVIII.
Nelle costituzioni del 1904 si continuò a riportare la sostanza della legislazione precedente, ammorbidendola però in alcuni dettagli.
Con l’avvento del Codice di diritto canonico, le costituzioni vennero rinnovate completamente nel 1930. Il capitolo dedicato ai fratelli laici, detti conversi, era caratterizzato da una profonda preoccupazione per la loro formazione religiosa e spirituale, seguendo in questo le prescrizioni del diritto comune. Non appariva invece una forte preoccupazione del significato della loro vita nella Chiesa, anche se dichiaravano i laici veri e perfetti religiosi, da amare e onorare da parte dei confratelli. Il loro stato perdura ad essere distinto da quello dei sacerdoti e a loro è subordinato, con esclusione dalla voce attiva e passiva.
A questa rinnovata legislazione si aggiunsero nel 1953 alcune norme emanate dal capitolo generale di quell’anno. In particolare: i fratelli laici devono esser chiamati semplicemente « fratres » ad evitare il senso discriminatorio dato alla designazione « laico » o « converso ». Viene curata maggiormente la loro formazione sia nella fase preparatoria al noviziato (postulandato), sia dopo. E’ pure data la possibilità di sostituire la preghiera tradizionale dei Pater con la recita del Piccolo Ufficio della Madonna. Di queste norme capitolari la prima rimase praticamente lettera morta. La seconda portò nel 1959 ad aggiornare le prescrizioni costituzionali per quanto riguardava il postulandato e la formazione spirituale e tecnica dei fratelli di voti semplici. La terza norma fu accolta da molti con gioia, e in alcune comunità i fratelli dicevano tale ufficio comunitariamente.

L’aggiornamento dal 1965 ad oggi

Nel recente aggiornamento dal 1965 ad oggi la figura del fratello nella famiglia carmelitana ha avuto un profondo cambiamento: dalla rivalutazione della sua vocazione religiosa che, con i confratelli sacerdoti, lo rende operante nella Chiesa e nell’Ordine, fino alla riscoperta - risalendo alle origini dell’Ordine medesimo - della ispirazione laicale del carisma carmelitano.
Nel capitolo generale del 1965, che segna l’inizio del rinnovamento dell’Ordine, si prese atto del diffuso desiderio che venissero ancor più sviluppati i vincoli fraterni all’interno della famiglia religiosa eliminando il più possibile le conseguenze della discriminazione dovuta alle due classi di religiosi, sacerdoti e laici. A livello normativo ci portò nei decreti capitolari a sviluppare il discorso in tre direzioni:
a) una più completa formazione umana e spirituale che realmente sia intesa ad una promozione dei fratelli laici;
b) forme di preghiera comunitaria più intense e più qualificate, tra cui la partecipazione con i chierici alla Liturgia delle Ore;
c) una maggiore partecipazione, alla vita della comunità. In questa linea circa l’esercizio della voce attiva e passiva si concesse alle Province di determinarne l’esercizio per i laici in modo che gradualmente potessero giungere al pieno diritto di tale esercizio, anche se la voce passiva era limitata « ai soli uffici di cui sono capaci canonicamente ».
Raccogliendo l’indicazione del PC 15 nel capitolo generale speciale e straordinario del 1968 si esplicito il principio generale dell’accesso dei fratelli a] governo, anche se in pratica venivano poste le limitazioni alle liriche di superiore e ad altre, eventualmente in uso presso le Province. E’ da ricordare che nei decreti capitolari vi è ancora il capitolo dedicato ai fratelli laici.
Successivamente, nel contesa del rinnovamento postconciliare dell’Ordine, la riflessione sul ruolo della vita religiosa in sé stessa, il maggiore apprezzamento della dignità della persona, e soprattutto la riscoperta - risalendo alle origini - dell’ispirazione laicale del carisma carmelitano determinano in pratica il superamento della divisione dei religiosi in due classi. Nelle costituzioni ultime, quelle del 1971, non esisti un capitolo dedicato ai fratelli laici, ma tutte le costituzioni si rivolgono ai « fratres » indistintamente. L’Ordine è composto da frati anche se si ricorda che la maggior parte di essi « riceve i sacri Ordini » (n. 17); in forza della professione tutti i religiosi « godono di una fondamentale uguaglianza con i medesimi diritti ed i medesimi obblighi sia comuni che particolari dell’Ordine, fatta eccezione di quelli inerenti al sacerdozio o che competono temporaneamente ad alcune persone a motivo dell’ufficio che hanno » (n. 19). Ciò comporta la piena partecipazione e collaborazione di tutti i religiosi alla vita comunitaria, alla preghiera liturgica e alle attività della comunità stessa. La differenza nei servizi ecclesiastici (dovuta al sacerdozio, al diaconato e ai ministeri) non condiziona minimamente l’esercizio di uffici amministrativi e anche di governo a livello locale, provinciale e generale, fatta eccezione dell’ufficio di superiore ai suindicati livelli. Eccezione dovuta al noto e discusso decreto Clericalia instituta della Congregazione dei Religiosi, emanato nel 1969.
Oggi nell’Ordine vi è una forte corrente che chiede l’abolizione di questa limitazione posta dal ricordato decreto Clericalia instituta. La limitazione viene interpretata da multi arbitraria nel collegare necessariamente il sacerdozio al superiorato, e discriminante perché in pratica fa permanere resistenza di religiosi « di seconda classe ». Questa limitazione, però, è doveroso ricordare, non è assoluta: infatti proprio lo scorso anno (1981), con permesso della Congregazione dei Religiosi si è potuto eleggere per la prima volta come superiore di una comunità negli Stati Uniti un fratello.
In seguito all’andata in vigore delle Costituzioni del 1971 non sono mancate difficoltà di ordine pratico, dovute principalmente alla formazione data in passato e al mutamento richiesto di mentalità soprattutto nelle vecchie generazioni. Altre difficoltà sono sorte in alcuni casi per l’inserimento di fratelli nel quadro della ristrutturazione delle opere. Vari sono stati i modi con cui si è cercato di risolvere dette difficoltà. Un notevole apporto è stato dato anche dall’esperienza, condotta in Italia per alcuni anni, di incontri a livello nazionale dedicati ai fratelli per la riflessione e la discussione dei problemi comuni nella nuova situazione, favorendo al tempo stesso una maturazione di mentalità.
Un accenno va fatto - prima di concludere - a due questioni, sorte in questi ultimi anni: il diaconato permanente e il passaggio di fratelli al sacerdozio.
Il diaconato permanente, introdotto nell’Ordine già nel 1974 dietro pressione di una esigua corrente, non costituisce un problema. I diaconi permanenti oggi nell’Ordine sono tre (su un totale di 406 religiosi non sacerdoti, dei quali 239 sono i fratelli). La ordinazione diaconale ha assunto l’aspetto non di promozione sociale, ma di ministero apostolico nella vigna del Signore. Al diaconato si è preferita l’apertura ai ministeri del lettorato, dell’accolitato e della distribuzione dell’Eucaristia. Anche se mancano dati statistici precisi, il fenomeno appare abbastanza presente soprattutto nei paesi latini.
Nei paesi anglosassoni, invece, si sono registrati molti casi in questi ultimi tempi, di passaggio di fratelli al sacerdozio. L’esperienza indica che esistono al riguardo dei problemi, non solo di adattamento alla nuova situazione, ma anche il pericolo di cadere in una malintesa promozione dei fratelli stessi. Purtroppo su questo aspetto non è stato fatto ancora una riflessione valutativa come meriterebbe.
In un recente documento dell’Ordine si legge: « ...Abbiamo finora costituito più un Ordine di padri che di frati, ossia fratelli. Se la Regola ci chiama tutti ugualmente fratres, senza alcuna distinzione, non devono esistere tra di noi differenze di stato, ma sono concepibili soltanto varietà di funzioni e compiti ».
Nella comprensione e nel rispetto reciproco di queste diverse funzioni il cammino della fraternità nella famiglia carmelitana vuol portare ad essere sempre più intensa e viva l’uguaglianza evangelica, proclamata con la propria vita religiosa, dono dello Spirito.

Nota
Le fonti usate per questo studio sull’origine e sviluppo della figura del fratello nella famiglia carmelitana si trovano in: Monumenta historica carmelitana, Lirinae 1907; Acta capitulorum generalium Ordinis Fratrum B.V. Marine de Monte Carmelo, 2 v., Romae 1912-34; Bullarium carmelitanum, 4 v., Romae 1715-68; Analecta Ordinis Carmelitarum III, 156; XV, 205-245; XVI 123-185; 308; XXIV, suppl. fasc. 6-8; XXVII, 1-164; XXIX, 1-88; Constitutiones Ordinis Fratrum B. Virginis Mariae de Monte Carmelo, Romae 1971. Si sono anche utilizzati i seguenti studi: J. smet, The origin of the Carmelite Laybrothers, in The Sword 5 (1942) 121-137; E. frIfdman, The latin hermits of mount Carmel: A study in Carmelite origins, Roma 1979; C. cicconetti, La Regola del Carmelo: origine, natura, significato, Roma 1973.



[1] In IL FRATELLO RELIGIOSO NELLA COMUNITA’ ECCLESIALE OGGI – Atti del Iº Convegno Intercongregazionale, Roma 18-23 aprile 1982 – “La vocazione religiosa del Fratello negli istituti clericali”, a cura di P. Fernando Taccone, Edizioni CIPI Roma 1983, pp. 141-150.

sábado, 9 de agosto de 2014

Edith Stein: Reflexões sobre a oração

Curso de Formação Carmelitana em módulos. Módulo VI - Testemunhas da Vivência Carmelitana.
Frei Emanuele Boaga, O. Carm.
Ir. Augusta de Castro Cotta, CDP. Roma 2003.
        
        17 - Por Cristo se dá glória a Deus

Toda a glorificação de Deus se realiza por, com e em Jesus Cristo. Por Ele, uma vez que é só, pelo Cristo que a humanidade tem acesso ao Pai, e porque sua existência de Deus-Homem e sua obra redentora são a mais perfeita glorificação do Pai. Com Ele, uma vez que toda oração sincera é fruto dessa união com Cristo ao mesmo tempo que uma confirmação de tal união, e porque todo louvor do Filho é glorioso ao Pai, e reciprocamente. N'Ele, uma vez que a Igreja orante é o próprio Cristo - cada orante é membro do seu corpo místico - e porque no Filho está o Pai. O Filho é o reflexo do Pai, cuja glória manifesta. Esse duplo sentido de por, com e em é a clara expressão da mediação do Deus-Homem. A oração da Igreja é a oração do Cristo sempre vivo. Ele prolonga, imitando-a, a oração do Cristo em sua vida de homem. (A oração da Igreja, Agir, Rio 1958, p. 20-21).

18- Sacrifício vivificante

Se os homens tomarem (a SS. Eucaristia) com fé, também eles serão transformados, incorporados ao Cristo, numa união viva, e repletos de sua vida divina. A força vivificante do Verbo é unida ao Sacrificio. O Verbo se fez carne para dar a vida que possui. Ofereceu-se a Si mesmo e ofereceu a criação resgatada por sua oferta em sacrificio de louvor ao Criador. A Páscoa da Nova Alianca na última Ceia do Senhor, no Gólgota pelo sacrificio da Cruz, entre a Ressurreição e a Ascensão pelos ágapes jubilosos em que os discípulos reconheciam o Senhor na fração do pão e, no sacrificio da missa, pela Santa Comunhão. (A oração da Igreja, p. 25-26).

19 - O Dom Eucarístico

Pode-se considerar o dom contínuo do Cristo sobre a Cruz, na Santa Missa e na eterna glória do céu, como sendo uma só e grande ação de graças: a Eucaristia. Ação de graças pela Criação, pela Redenção e por sua derradeira consumação. Oferece-Se Ele a Si mesmo em nome de todo o universo criado, do qual é a primeira figura e ao qual desceu para o renovar interiormente e o conduzir á perfeição. No entanto, chama, também, todo esse universo criado para, em união com Ele, dar as graças devidas ao Criador. (A oração da Igreja, p. 27).

 20 - O novo Templo de pedras vivas

Em lugar do Templo de Salomão, o Cristo construiu um templo de pedras vivas: a comunhão dos santos. Ele permanece no meio dele como o Sumo e Etemo Sacerdote e, no altar, é Ele próprio a vítima perpétua. E, novamente, os frutos da terra, oferendas misteriosas, as flores, os candelabros e os círios, os tapetes e o véu, o sacerdote consagrado, a unção e a bênção da casa de Deus, toda a criação é incluída na 'liturgia", no solene oficio divino. (A oração da Igreja, p. 29).

 21- A  vocação humana, o louvor divino

Quando, para as grandes festas, afluem os fléis às igrejas abaciais ou catedrais e tomam parte, ativa e jubilosamente nas formas renovadas da vida litúrgica, estão testemunhan do que sua voceção é o louvor divino. (A oração da Igreja, p. 31)

 22 -O Pai nosso realiza os nossos pedidos

Dizemos antes da Santa Comunhão, e se o fizermos sinceramente e de todo o nosso coração, se comungarmos o Corpo do Cristo com uma intenção reta, Ele nos há de trazer a realização de todos os nossos pedidos. Ele nos livra do mal, purificando-nos do pecado e dando-nos a paz do coração que tira o aguilhão dos outros males. Ele nos traz o perdão dos nossos pecados e nos fortifica contra as tentações, como Pão da vida de que necessitamos todos os dias, para nos enraizar e crescer na vida eterna. Ele faz de nossa vontade um instrumento dócil á vontade divina. Desse modo, instaura em nós o Reino de Deus, dando-nos lábios e coração puros para cantar a glória do Seu Santo Nome. (A oração da Igreja, p. 32-33).

 23 - A oração de Jesus e a da Igreja

Cada alma é um templo de Deus: grande e nova perspectiva. A vida de oração de Jesus é a chave que nos introduz na oração da Igreja. Vimos que o Cristo participou do culto público do seu povo, culto que se denomina, habitualmente, a "Liturgia". Une Ele esse oficio, da maneira mais estreita, à sua própria oferta de vítima, dando-lhe, então seu pleno e verdadeiro sentido de ação de graças ao Criador, e transformando a liturgia do Antigo na do Novo Testamento. (A oração da Igreja, p. 35).

 24 - A oração de Maria e o nascimento da lgreja.

A Redenção foi decidida no etemo silêncio da vida divina. A força do Espirito Santo sobreveio á Virgem quando orava solitária, na humilde morada silenciosa de Nazeré, e operou em seu seio a Encarnação do Redentor. Reunida em torno da Virgem, orando em silêncio, é que a Igreja nascente esperou a nova efusão do Espirito que lhe havia sido prometida para intensificar a sua luz interior e tornar e sua ação fecunda. (A oração da Igreja, p. 41).

 25- O segredo da vida interior

A oração sacerdotal do Salvador (cf. Jo 17) entrega-nos o segredo da vida interior: unidade íntima das pessoas divinas e inabitação de Deus na alma. Nessas secretas profundezas, no mistério e no silêncio é que foi preparada e se realizou a obra da Redenção; e é deste modo que ela prosseguirá até o fim dos tempos, até o momento em que todos serão efetivamente um em Deus. (A oração da Igreja, p. 40-41).

 26 - A força da oração 

A história oficial cala-se a respeito dessas forças invisíveis e incalculáveis (da oração). Mas a confiança dos fiéis e o juizo atento e vigilante da Igreja as conhecem. Nossa época, tantas vezes mal sucedida, vê-se cada vez mais forçada a esperar, dessas forças ocultas, a suprema salvação. (A oração da Igreja, p. 48).

 27 - O supremo grau da oração  

Que seria a oração da Igreja se não fosse ela o dom daqueles que amam com um grande amor o Deus que é Amor? O dom total de nosso coração a Deus e o dom que Ele nos faz em troca, a plena e eterna união, tal é o estado mais elevado que nos seja acessível, supremo grau da oração. As almas que o atingiram são, verdadeiramente, o coração da Igreja: nelas vive o amor sacerdotal de Jesus. Ocultas em Deus com o Cristo, só podem irradiar em outros corações o amor divino que as possui e, desse modo, contribuir para a perfeição de todos na uniáo a Deus, o que, no passado e no presente, é o único desejo de Jesus (A oração da Igreja, p. 51).

 28 - Não há dualismo para quem se une a Deus

Tudo é uma só coisa para as almas ditosas que chegaram à unidade profunda da vida divina: o repouso e a ação, o contemplar e o agir, o calar e o falar, o ouvir e o comunicar-se, o receber dentro de si, no amor, o dom divino e retribuir o amor em abundância, na ação de graças e no louvor (A oração da Igreja, p. 53).

 29 - Vida de oração

Na Regra Carmelitana se resume, numa breve frase, o sentido da nossa vida: «Que cada um permaneça na sua cela ... meditando dia e noite na lei do Senhor e velando em oração, desde que não seja impedido por outros trabalhos». «Velando em oração...», isto significa o mesmo que Elias expressava com as palavras: «...prostrado diante do rosto de Deus». A oração não é outra coisa senão o olhar do homem dirigido para o rosto do Eterno. Isto só é possível se o espírito estiver desperto até às profundezas e liberto de todas as preocupações e satisfações terrenas que o aturdem. Essa vigília do espírito não exige a do corpo, e o descanso que exige a natureza também não a afeta. Meditando na lei do Senhor...,  pode ser uma forma de oração, se tomarmos a oração em sentido amplo. Se nos referimos, contudo; ao velar em oração como a penetração e o descanso no mistério de Deus, que é próprio da contemplação, nesse caso a meditação é somente um caminho para a contemplação.
Que se entende por lei do Senhor? O salmo 118 está imbuído por este desejo de penetrar na lei do Senhor e de se deixar conduzir por ela ao longo da vida. Talvez o salmista pensasse na lei do Antigo Testamento, cujo conhecimento exigia efetivamente a dedicação de toda a vida, e o exercício exato de seu cumprimento. Cristo, contudo, libertou-nos do jugo dessa lei. A lei do Novo Testamento é o grande mandamento do amor, do qual Cristo diz que resume toda a Lei e os Profetas. O amor perfeito de Deus e do nosso próximo é, sem dúvida alguma, um objeto digno de contemplação para toda a vida. Melhor, podemos interpretar o próprio Cristo como a lei do Novo Testamento, pois deu-nos o exemplo com sua vida de como devemos viver. Segundo isto, só realmente cumpriremos a nossa Regra se tivermos constantemente diante de nós a imagem do Senhor, para nos assemelharmos cada vez mais a ela. O Evangelho é o livro que nunca podemos deixar de estudar.
Não temos acesso ao nosso Redentor unicamente através dos testemunhos sobre a sua vida, mas Ele está constantemente presente no Santíssimo Sacramento. As horas de adoração diante do Altíssimo e a escuta atenta da voz de Deus, presente na Eucaristia, são simultaneamente meditação da lei do Senhor e vigília na oração. A perfeição, contudo, somente é alcançada quando a lei vive dentro do nosso coração (Salmo 118, 11) e quando estamos de tal modo unidos com o Deus Uno e Trino, de quem somos templo, que o seu Espírito determina todo o nosso agir. Nesse estado não abandonamos o Senhor, mesmo que estejamos acupados com os trabalhos que nos foram determinados pela obediência. O trabalho é inevitável enquanto estivermos submetidos às leis da natureza e às necessidades da vida. A nossa santa Regra, além disso, ordena-nos, segundo as palavras e o exemplo de S. Paulo, que ganhemos o pão com o trabalho das nossas mãos. Esse trabalho, contudo, precisa ter o caráter de serviço e de meio, e nunca de fim. O conteúdo autêntico da nossa vida continua a ser: viver prostradas diante do rosto de Deus.

(De: Los caminhos del silêncio, Editorial de Espiritualidad, Madrid, 1988; parrafo: Sobre a história e o espírito do Carmelo).

Edith Stein: Considerações Sobre a Mulher


Curso de Formação Carmelitana Módulos EM Módulo VI - Testemunhas da Vivência Carmelitana.
Frei Emanuele Boaga, O. Carm.
Ir. Augusta de Castro Cotta, CDP. Roma 2003.

1 - Mulher: imagem de Deus

O SENTIDO da existencia especificamente feminina Localidade: Não PODE Ser compreendido somente pelas Relações Homem-mulher. Dado that essas Relações Acham se intimamente ligadas à Reprodução, E indispensável LeVar los Conta OS Vínculos Particulares that ligam a Mãe uma SEUS Filhos. Por Lado Outro, ja se mostrou com precisão Suficiente Que Toda Criatura E Feita a Imagem de Deus, e POR conseguinte, o Ser feminino DEVE ter, ELE also, Uma Parte nessa função de Imagem. Em suma, Sera necessario perguntar-se, Quanto Go to this SENTIDO ÚLTIMO fazer Ser feminino, se ELE PODE Ser Realizado Unicamente Pelo Casamento e Pela matemidade, OU SE PODE Ser Realizado de Outro Modo. ( La femme et sa Destinée, Bibli. Catholiquc, Amiot et Dumont, Paris 1956, p. 59-60).

 2 - A Mulher no judaismo

A Esposa-Mae goza de Alta estima nenhuma seio da familia (judaica) fama e SUA ultrapassa los Muito OS Limites da Casa. Ela Cuida do Bem-Estar da Casa e de Todos os SEUS Habitantes, abre como Mãos AOS Pobres, Merece Toda a Confiança do Marido. MESMO OS FILHOS Adultos um consultam e ouvem SEUS Conselhos. Ela abre um parágrafo boca exprimir a Sabedoria, ea lei da ternura repousa SOBRE SUA LINGUA. Tudo Isto É LHE Acontece o Porque Ela teme o Senhor. Ai reside o Segredo da eficacia de SUA ATIVIDADE e de SEUS Sucessos. Em algumas familias judaicas, Que se mantiveram Fiéis á Tradição do Antigo Testamento , A Mulher mantém ATÉ Hoje Seu Prestígio de rainha. Cabe-LHE um sublime Tarefa de Por Filhos No Mundo e Cuidar, Nao somente fazer Seu Bem-Estar Físico, mas also Educa-los sem Temor faz Senhor. ( La femme et sa Destinée , p. 60-61).

 3 - Maria de Semper ao Lado do Senhor

Vemos Semper Maria ao Lado do Senhor. O Serviço Que ELA LHE presta E Imediato, e imediatamente Ela interceda Pelos Homens Junto a Deus. E um recebe Graça Que ELA fazer o logotipo Senhor uma derrama SOBRE OS Homens. María de: Não represen o Senhor, mas o de sempre Acompanha; e nisto o Lugar Que ELE Ocupa E Semelhante AO de Eva Junto AO Adão Primeiro. Se Ocupa ESSE Lugar, não entanto, Nao E POR Causa fazer Senhor, mas POR Causa de NOS. E se Maria e A Mãe dos vivos, Nao E o Porque posteriormente TODAS es Gerações iriam Nascer Dela, mas o Porque Seu amor amor materno Abrange TODO o Corpo Místico EO Senhor, Que é Sua Cabeça. Em SUA virgindade, ELA E uma pura e Primitiva Imagem da Mulher, e Isto É MESMO Pelo Fato de Ela se MANTER Junto AQUELE Que É um TODO Homem Imagem de originais, e conduzir a Humanidade parágrafo Ele. ( La femme et sa Destinée , p. 62)

4 - A imitação de Maria

Se Maria e um original Imagem da pura feminilidade, a imitação de Maria Devera Ser uma meta de Toda a Instrução das Moças. E, se FOI ÀS confiado Mãos da Rainha do Céu DISTRIBUIR como Graças, Sera necessario, parágrafo atingir a meta da Educação, Nao somente elevar o Olhar Para Ela, mas Antes de Tudo apegar-se a Ela com Toda a Confiança. A imitação de Maria Localidade: Não Difere da imitação de Cristo Pelo Simples Fato de Maria ter Sido a Primeira a imitar a Cristo. FOI also O Primeiro e Mais Perfeito RETRATO de Cristo. E POR ISSO MESMO uma imitação de Maria Localidade: Não E somente Dever das Mulheres, mas de TODO Cristão. Pará como Mulheres, não entanto, ESSE Caminho E singularmente precioso, POR Leva-las a Imagem do Cristo UMA Que É Própria de SUA condição feminina. ( La femme et sa Destinée , p. 66).

 5 - Ética Profissional

Por Ética Profissional Queremos referir-SOE á atitude permanente da alma UO à totalidade dos Habitos Que se manifestem na Vida Profissional de UMA Pessoa, enquanto principios formadores Que se exercem de Dentro Para Fora. A Ética E essencialmente determinada Pela atitude Pessoal Que se manifes nenhuma Exercício da Profissão. QUEM que sejam considerados Seu trebalho Como Simples Fonte de lucro OU mero passatempo, ha de Realiza-lo diversamente daquele parágrafo QUEM o trabaIho á Uma " vocação ", propriamente Falando, e Que se Sente Chamado a ELE. No estrito SENTIDO, somente no Segundo Caso E Que se PODE Falar de Ética Profissional. ( La femme et sa Destinée , p. 78-79).

 6 - A Profissão da Mulher Naturais

Existe UMA Profissão da Mulher naturais, e Que atitude de alma Exige? Somente UMA Pessoa cega Pela Paixão polêmica PODE Negar o Fato de Que evidenciados O Corpo ea Alma da muiher foram criados Pará Fins Particulares. E e Palavra do Evangelho Exprime claramente Aquilo Que uma Experiência de Cada Diâmetro ENSINA HÁ muitos   Séculos:   A Mulher se Acha destinada a Ser uma companheira do Homem ea Mãe dos Homens. Seu Corpo was Feito parágrafo Isto É, e parágrafo Este FIM igualmente se Acha orientada a SUA alma Trata-se aquí de hum Fato empíricamente evidenciados that also decorre do Princípio da " anima forma corporis '(Alma forma do Corpo) de Santo Tomas. E Como Corpos OS São constituídos de Modo TÃO fundamentalmente diverso a despeito de Tudo Aquilo Que a Natureza Humana possui los Comum, E DEVE Certo Que Existir UMA Diferença profunda Nos tipos de alma. A Mulher se inclina parágrafo Tudo Aquilo Que É vivo e Pessoal e tende a apreendê-lo totalidade los SUA. Cuidar, Proteger e conservar, Alimentar e Sustentar eis o Que caracteriza SUA necessidade autenticamente naturais maternas. ( La femme et sa Destinée , p. 80).

 7 - Maria, Mãe e Serva

No centro de SUA Vida se Acha Seu Filho. Espera Seu nascimento los Bem-aventurada Expectativa, Cuida-o in SUA infância, Segue-o Por Todos OS SEUS Caminhos, Próximos UO afastados, Como ELE deseja. Sustenta-o, Morto, nos SEUS Braços; executa o Seu testamento. Mas Tudo Isto É ELA O Faz de: Não Como se Fosse SUA Causa Pessoal.   Ela á uma serva do Senhor, É Tudo ISSO POR ELE E o Porque designada. Por ISSO Localidade: Não Trata o Filho Como se Fosse SUA Propriedade especial: recebeu-o das Mãos de Deus e As Mãos divinas o Entrega, sacrificando-o no Templo e acompanhando-o comeu uma cruz. ( La femme et sa Destinée , p. 84).

8 - Maria, modelo da Vida Profissional

Pensemos los Maria NAS bodas de Caná: a Seu Olhar obsevador de: Não Escapa Coisa alguma e logotipo Percebe o Que ESTA faltando. Antes Que alguem o Faça um Menor Observação, Antes Que se perceba o Menor embaraço, ELA JÁ encontrou o Remédio. Acha o Remédio EO Caminho, AD como Indicações necessárias É Tudo discretamente, SEM SE Fazer Notar. Que ELA SIRVA de Exemplo A Mulher na SUA Vida Profissional. Possa also ESTA, qua SEJA para o Lugar Onde estiver, cumprir SUA Tarefa não e Silêncio na obediência consentida, SEM procurar Chamar a Atenção SOBRE si, NEM procurar nenhuma aprovação. E POSSA ELA, AO MESMO tempo, com Cuidar Um Olhar vigilante de TODAS como circunstáncias Que se apresentarem, um Fim de perceber uma falha Menor, de ver se alguem necessità de Auxilio, O Que LHE permitirá imperceptivelmente Exercer, na Medida de SUAS Possibilidades, UMA Ação equilibradora. ( La femme et sa Destinée , p. 89-90).

9 - A Colaboração    dos sexos na Vida Profissional

Uma Salutar Colaboração dos Dois Sexos nenhuma seio da Vida Profissional Localidade: Não Será, será Possível a Localidade: Não   Ser nenhum dia los Que O Homem ea Mulher tomarem consciencia de SUAS Particularidades Próprias. Deus CRIOU o SER HUMANO macho e femea, e Ambos à Sua Imagem. Somente como Particularidades masculina e feminina, desenvolvidas plenamente e lhes Toda a Pureza SUA, poderão dar um Mais elevada semelhança com Deus ea Mais forte penetração de Toda a Vida terrestre pela Vida divina. ( La femme et sa Destinée , 100 p.).

 10 - Igreja, Corpo Místico de Cristo e Templo do Espírito Santo

Se UMA Comunidade Humana PODE naturais Ser Bem Mais Que UMA Simples Associação de indivíduos distintos, se PODEMOS ver aí UMA tamanha Intimidade that val Ate a Unidade Orgânica, Isto É AINDA Mais verdadeiro da Comunidade sobrenatural da Igreja. A União da alma com o Cristo Difere da Comunhão Entre Duas PESSOAS terrestres: começada Pelo Batismo É sempre de novo reforçada Pelos To Us Link sacramentos, E UMA Integração e UMA Circulação de seiva (cf. o Símbolo da vinha e dos ramos). ESSE ato de União com o Cristo implica UMA LigAção Membro um Membro between de Todos os cristãos. ASSIM a Igreja assumir uma Figura de Corpo Místico de Cristo. ESSE Corpo e hum Corpo vivo, EO Que o Espírito anima E o Espírito do Cristo Que, partindo da Cabeça, se derrama Por Todos Membros OS; o Espírito Que emana do Cristo E o Espirito Santo, ea Igreja E portanto o Templo do Espírito Santo. ( La femme et sa Destinée , pp. 124-125).

11 - Maria, simbolo Perfeito da Igreja

Maria á o Símbolo Perfeito da Igreja o Porque Ela E Sua Imagem Primitiva e Origem. Ela E POR Outro Lado hum ' orgão 'Único da lgreja, AQUELE Que sirva de para Formar o Corpo Místico, e also SUA Cabeça. Para designar SUA posição Orgânica central e essencial, de bom grado ELA E Chamada 'o Coração da Igreja " . TERMOS Os ' Corpo ',' Cabeça ',' Coração 'São certamente Imagens, mas exprimem Todos Algo Bem real. ASSIM Como existem Entre uma Cabeça EO Coração Vínculos excepcionais, da MESMA forma Maria, Que se Acha unida intimamente a Cristo POR Relações unicas e that here, Muito particularmente, denominaremos místicas, se Acha unida AOS To Us Link Membros da Igreja. Tal União ultrapassa de Longe, Tanto na intensity Como na Qualidade, um dos Outros Membros Entre si: E análoga a União de UMA Mãe um SEUS Filhos e superiores à dos filhos Entre si. ( La femme et sa Destinée , p. 128).

12 - Estender OS Braços à Criança carente

Milhões de Crianças Vivem Hoje Como órfáos SEM Pátria, MESMO Que tenham UMA Casa e UMA Mãe. Sentem sede de amor e esperam POR UMA Mão Que OS guie, Que VENHA Tira-los da sujeira e da Miséria e lev-los á Pureza e à luz. Como E Que Nossa Mãe, a Igreja Localidade: Não    abriria amplamente OS SEUS bracos parágrafo apertar contra Seu Peito sos Filhos prediletos fazer Senhor? ( La femme et sa Destinée , p. 145).

13 - A Raiz do Mal

A Raiz do mal DEVE Ser procurada nenhuma das Inversão Relações com Deus. Como uma muiher, Por Seu Pecado, se insurgiu contra Deus e, AO MESMO tempo, dominou o Homem seduzindo-o, SUA punição E Ficar subrmetída AO Dominio do Homem. Pelo Fato de o Pecado AO qua Ela o arrastou ter Sido provavelmente hum Pecado de Sensualidade, A Mulher se Acha Mais exposta Que o Homem ao Perigo da Queda los UMA Vida puramente instintiva. Sempre Alias ​​Que Acontece ESSA Qaeda, E ELA Que de novo arrasta AO mal, enquanto a Luta contra o mal é Sua Missão particular. ( La femme et sa Destinée , p. 173).

 14 - O fóruns Trabalho do lar

Embora se apresentem, Segundo Otras proporções e noutras Relações, TODAS como Forças de O Homem Que dispoe se Acham igualmente na Natureza feminina E até pedem parágrafo Ser Usadas los UMA ATIVIDADE Correspondente. Onde OS Limites dos deveres Domésticos FOREM Muito estreitos, parágrafo permitirem a plena Expansão das Forças, Sera bom ampliar o Raio de Ação. No entanto, se o Faça Tudo com Medida, e Me parece that como Medidas São ultrapassadas when O Trabalho Profissional Põe los Risco a Vida do lar, OU SEJA, uma Comunidade de Vida e de Educação dos país e dos Filhos. Uma ATIVIDADE Profissional masculina levada a tal Ponto that subtraia Totalmente O Homem A Vida familiarizado Me parece contradizer a Ordem divina. Com Mais Razão AINDA, é Preciso considerar Como prejudiciais como condições Sociais los that muitas Mulheres casadas se veem Forcadas a ter UMA ATIVIDADE Profissional that como impeça de dirigir o proprio lar. ( La femme et sa Destinée , p. 180).

15 - Profissões Masculinas   e Femininas

Existiriam, SEGUNDO A Ordem Natural, Profissões reservadas somente AOS Homens, e Outras somente ÀS muiheres (e eventualmente algumas Abertas a Homens e Mulheres)? Insisto, uma pergunta ESTA PODE-SE also responder Pela negativa, sobretudo POR Causa das fortes Diferenças indivíduos that aproximam claramente algumas Mulheres do Tipo masculino e feminino certos Homens fazem Tipo. Constatase, ASSIM, Que Toda Profissão masculina PODE also Ser exercida POR algumas Mulheres, e Toda Profissão feminina PODE Ser also exercida POR certos Homens. Por ISSO, creio Localidade: Não Ser justo, Domínio Neste, erguer Barreiras Jurídicas. DEVE-SE, Simplesmente, Cuidar parágrafo that UMA Educação adequada a Seu Objetivo, Uma Cultura apropriada e UMA judiciosa Orientação tenham Como Resultado LeVar uma UMA ESCOLHA prefissional Que corresponda a Natureza de Cada Pessoa. De Modo Geral, uma Repartição ocorrerá Naturalmente PIs, Dadas as Diferenças indivíduos, existe necessariamente UMA aptidão Específica Que Leva um CERTAS Profissões de Preferência uma Otras. ( La femme et sa Destinée , p. 182).

16 - O sacerdócio das Mulheres

Do Ponto de vista dogmático, parece-me Que Nada existe Que proíba à Igreja instaurar TÃO Extraordinária Novidade (o sacerdócio feminino). PODE-SE, no entanto, invocar Toda UMA Série de Argumentos pró UO contra uma Dessa Inovação Utilidade Prática. O Que se Levanta contra ELA E o Conjunto da Tradição from OS tempos primitivos da Igreja ATÉ NOSSOS dias, e Mais vigorosamente AINDA OS Fatos misteriosos Que JÁ sublinhei. Cristo enquanto Filho   do Homem Veio á terra e, POR ISSO MESMO, a Primeira Criatura that was POR Excelência a Imagem de Deus na terra era hum Homem, O Que Me parece INDICAR Que ELE somente chamou Homens á função sacerdotal. Mas, ASSIM ELE Como se apegou a UMA Mulher Mais intimamente that um QUALQUER Outro Ser Sobre a terra, e a fez à Sua Imagem Como Nome Outro Ser Antes, e ASSIM como, POR Toda a eternidade, ELE LHE concedeu hum Lugar na Igreja Que Localidade: Não Deu um SER HUMANO Nome Outro, da MESMA forma, from Toda a Eternidade chamou algumas Mulheres a se unirem a  fazer Modo Mais íntimo Possível, Como mensageiras de Seu Amor, Como anunciadoras de Suá Vontade Para se dirigir a reis e papas, preparar Pará o Caminho de Seu Domínio no Coração dos Homens: Não PODE portanto Existir Profissão Mais elevada that um de Sponsa Christi, e aquela that vir Este Caminho se abrir Diante de SEUS Olhos de: Não podera escolhér Outro. ( La femme et sa Destinée , p. 185-186).